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Elisa di Bari

VEDO LA MIA ANIMA

Brossura cucita, copertina a due colori
pagg. 300 - con illustr. b/n e colore

€ 15,00

Questo libro nasce  da una grande speranza: quella di poter dare ad altri la stessa possibilità di crescita che è stata data a me per l’unico merito di aver saputo ascoltare; ascoltare la Voce dell’Universo, ascoltare la voce dell’anima, di un’anima: la mia.

E per questa speranza qui vi porgo quella Voce che da tempo  gridava al mio corpo e che, ormai stanca di aspettare e di non essere ascoltata, è finalmente riuscita a trovare una chiave per instaurare un dialogo sottile con lui.

Il mio corpo, stanco di contrastarla, ha così ceduto le armi: resa totale, resa nella più perfetta consapevolezza che voce sua, voce dell’anima, era la sola possibile da seguire perché benessere anch’esso potesse avere; e in questa resa, nella sintonia tra volere dell’anima e volere del corpo, fra la vibrazione dell’una e quella dell’altro, il riconoscimento di una sola grandezza: quella di Dio che opera in me, come in ciascuno di voi.

Vedere la mia anima significa quindi riconoscere il potere di questa e il suo bisogno di espansione, ma anche la divinità che è in lei; significa vedere se stessi non come un’isola concettuale, ma come un’elaborazione che ci rende partecipi di un Grande Disegno; significa trasformare pian piano, attraverso una profonda elaborazione interiore, la ricerca del proprio benessere nella ricerca di un benessere collettivo; trasformare il proprio limitato, sofferto vissuto quotidiano  in una visione d’insieme; il proprio sapere individuale in un Sapere Universale.

E attraverso le perle di quel Sapere proverò a ricordare, a chiunque sia disposto ad ascoltare la voce della propria anima, che questo dialogo, questa meravigliosa avventura è possibile, se vivere si vuole la propria Verità  nella totale pienezza del proprio essere: Spirito e materia.

L’autrice presenta il suo libro

Fin dall’adolescenza ho sognato di scrivere un libro, ma ogni volta che la mia mente tornava a quel desiderio, mi dicevo che non c’era nulla di interessante nella mia vita da raccontare agli altri e che forse avrei potuto farlo solo quando avessi avuto l’opportunità di fare molti viaggi e, quindi, di acquisire quel bagaglio di esperienze che solo quelli possono darti.

Bene, di quei viaggi che credevo necessari l’unico di cui posso parlare è soltanto quello fatto in India nel ‘98, che rimane indelebilmente legato ad un momento trasformativo molto importante della mia vita, un momento in cui ho incontrato l’amore: l’amore di un uomo (e con quello il dolore) e l’amore divino attraverso il Sai Baba (e con Lui il conforto a quel dolore, ma anche una grande crescita interiore).

Ma dopo quel viaggio ne ho portato a termine  molti altri, alla ricerca della mia identità e del significato del mio compito in questa vita: viaggi attraverso i quali ho esplorato la parte più profonda di me, in cui ho attraversato mari e scalato montagne: i mari e i monti della mia anima.

E così facendo sono passata attraverso mille domande e dolorose risposte, attraverso le tempeste del dubbio e della negazione e le scalate dell’affermazione delle mie potenzialità; attraverso il buio del dolore e la luce della fede: il tutto in un percorso evolutivo che mi ha portata pian piano ad arrendermi definitivamente al potere della mia anima, al potere della sua divinità; quella divinità che è dentro ciascuno di noi, in paziente attesa del nostro assenso, per condurci là dove mai potremmo immaginare, là dove solo è possibile comprendere grandezza e bellezza del Creato,  armonia e perfezione dell’Universo, insomma quel Dio che invano cerchiamo fuori di noi. 

E in questo mio cammino sono stata stimolata e mirabilmente sostenuta dalle canalizzazioni di varie Guide, da me utilizzate come uno strumento impareggiabile di autoanalisi e crescita spirituale.

Il mio libro è quindi una sorta di biografia della mia anima, che  racconta tutto questo essenzialmente in due parti.

La prima si snoda attraverso i vari processi che ho seguito nel mio apprendimento e i vari strumenti utilizzati per quelli (il dialogo appunto con le mie Guide, la malattia, il dolore, l’amore): tanti strumenti, tanti maestri che mi hanno pian piano letteralmente condotta per mano al riconoscimento di una verità assai semplice e complessa nello stesso tempo: che l’unico Maestro è dentro di me, è dentro ciascuno di noi ed aspetta solo di essere riconosciuto ed ascoltato, perché possa guidarci là dove solo possiamo andare, e  da nessun’altra parte, per la realizzazione del nostro Sé; riconoscimento che mi ha portata quindi a vedere la mia anima, non solo, ma finalmente integrata in quell’unità inscindibile corpo/anima che sola può compiere miracoli.

Il mio viaggio prosegue nella seconda parte del libro attraverso una serie di pensieri quotidiani da me canalizzati, una sorta di diario tra me e l’Universo, che si è svolto per circa un mese nell’agosto 2004: un diario che, portandomi ad un’ulteriore presa di coscienza del potere della mia anima, a questa arrendendomi definitivamente, definisce e delimita con più chiarezza quel compito di risveglio di coscienze che si era già andato delineando:  risvegliare scrivendo.

Dal libro Vedo la mia anima:  

“Non solo, ma la mia Fede, già nella prima parte comprensione e superamento del Dio fuori di me, qui si trasforma nella lenta conquista di una Fede in me stessa, che doveva passare attraverso la fede e la devozione al Maestro fuori di me: ogni Maestro, a cominciare dal Sai Baba (una presenza che per alcuni anni ha inciso profondamente nella mia vita) ed ogni Divinità alla quale quel Maestro potesse ricondurmi.

Pertanto questo libro è il risultato di un riconoscimento, sì, della mia anima e della mia dichiarazione a seguirla, ma anche il frutto concreto di un percorso in cui ho lavorato proprio su quei  due fronti: Maestro interiore e fiducia in me stessa e nelle mie potenzialità.”

La scrittura

Dal libro Vedo la mia anima:
Quando la ragione tace, non per un atto di volontà (la ragione che ... mette a tacere la ragione) ma per una scelta dell’anima che pronta è ad interrogarsi e a cercare la propria verità, comunione  si crea tra l’Io e il Tutto, tra la propria anima e l’Anima Mundi,  sintonizzando la propria frequenza su quella dell’altra.
Ed è in quel magico momento  che secondo me diviene possibile la comunicazione fra le due dimensioni con la canalizzazione della Voce dell’Universo, la voce dei  tanti Maestri la cui Sapienza è lassù depositata in un unico “contenitore”, e quindi l’acquisizione di quel patrimonio Universale che è a portata di tutti.
Ma comunicazione, proprio perché tale, implica sempre due direzioni, per cui le mie scritture sono, sì, canalizzazioni di quella Voce e di quel Sapere, ma anche  espressione della  parte più profonda di me che fa sentire la  sua voce: la voce della mia Anima,  specchio e riflesso dell’altra.
Canalizzo da  quasi quattro anni e per ogni Messaggio scritto, per me stessa soltanto o   per  altri,  io so perfettamente di esserne non solo la destinataria (diretta o indiretta), ma anche la mittente, perché quella parte del messaggio che dentro di me risuona come mia, come diretta a me esclusivamente, e che come tale viene da me percepita prima  a livello inconscio e poi  razionale, diventa parte di me e della mia consapevolezza la quale, quindi, per quella  parte del messaggio canalizzato, diventa  anche in qualche modo mittente.
Cioè attraverso la continua rielaborazione di ogni messaggio si  verifica  un’espansione sempre maggiore della mia coscienza,  espansione che abbraccia sempre più ogni cosa intorno a me … messaggio compreso!
“E quanta
più consapevolezza io acquisisco, tanta più capacità ho non solo di sintonizzarmi con quello che è il Sapere collettivo e la  Conoscenza Universale, ma anche di arricchirli, in quanto il mio stesso sapere è parte di quelli, per cui arricchendo me stessa per forza di cose arricchisco anche gli altri e l’Universo tutto.
E’ così che la crescita di un individuo si trasforma in collettiva; è così  che l’evoluzione individuale diventa di tutta la specie prima e universale dopo”

Le Mudra nella storia

  Mudra, termine sanscrito che  significa gesto, sta ad indicare “la posizione delle mani e delle dita di una statua  che, nell’induismo come nel buddismo, assume una rilevante valenza simbolica… ed esprime “i concetti caratterizzanti una data divinità o la forma in cui essa si manifesta agli uomini”.

Ma il termine mudra deriva anche da una parola babilonese, che significa "sigillo"; il contrassegno sacro, cioè, del gesto che regala benessere. 

Quindi le mudra hanno un duplice aspetto: simbolico e  psicofisiologico, in quanto agiscono anche sulla psiche e sul fisico dell’uomo  e, in tal senso, utilizzate da varie discipline e tecniche per il raggiungimento del benessere o del rilassamento o per aiutare ad entrare in meditazione.  (Nella disciplina yoga, ad esempio, sono uno dei rituali utilizzati per mettersi in contatto con le energie sottili del cosmo;  un gioco silenzioso del corpo per ricaricarsi di prana, l'energia vitale, o per scaricare flussi negativi; per guidare il respiro).

Nella danza classica indiana le Mudra  non sono statiche, ma in continuo movimento e le mani, parlandoci in forma simbolica della storia che il danzatore sta rappresentando,  giocano i tre ruoli di:

  • espressione artistica

  • movimenti energetici

  • simboliche rappresentazioni di significato storico e religioso.

Mudra come terapia di guarigione

Le Mudra di cui parlo nel mio libro e da me usate a scopo terapeutico sono molto più che una tecnica di guarigione, perché attraverso esse la Conoscenza Universale scende al livello di sapienza umana con “codici” che sono  l’espressione di un atto di fede e di amore del terapeuta; codici che per volere Superiore arrivano al terapeuta e, superando la sua volontà e i suoi schemi mentali, cioè solo attraverso la sua sensitività, al paziente.. 

La grandezza di questo strumento è proprio nella sua capacità di scendere nell’uomo a vari livelli (mentale, fisico, spirituale), portandolo alla guarigione, senza “schemi” ripetibili dall’uomo, per cui il terapeuta diventa esso stesso “tecnica”, nel senso che non è depositario di un metodo che possa tramandare o insegnare con la sua volontà.

Dal libro Vedo la mia anima:
“La guarigione operata da queste si basa su una concezione della malattia intesa come alterazione di correnti energetiche e quindi come fenomeno non limitato alla fisicità del singolo, ma in relazione all’altro, a tutti gli altri coi quali scambio energetico continuo abbiamo, nel bene e nel male.
Quindi la guarigione non è più intesa come semplice ricodifica dei circuiti energetici di ogni cellula, un riequilibrio puro e semplice del proprio prana (come se ciascuno fosse un vaso a sé stante che si potesse colmare o svuotare senza interferenze coi “vicini di casa”), ma come capacità di riarmonizzare, riequilibrare tutto il “sistema” dal più piccolo al più grande, cioè partendo dalle correnti energetiche  che ruotano e fluiscono dentro e fuori di noi, tra noi e gli altri intorno a noi, dai più vicini ai più lontani.
Per arrivare a questo occorre modificare tutte le correnti  energetiche, le correnti di onde-pensiero cristallizzatesi intorno a noi: occorre modificarne l’intensità  o la velocità o la direzione oppure la forma o, meglio, il percorso che tali correnti energetiche assumono. 
Le Mudra, quindi, altro non fanno che creare e tracciare altri percorsi, altri canali preferenziali, scie di novelli codici, per instradare nella maniera più armonica le energie individuali. Operando con le mani dei tracciati simbolici  non codificabili dalla volontà, creano vere e proprie chiavi che aprono nuovi circuiti e chiudono i vecchi; che chiudono alcune porte ed aprono altre, operando tagli, svolte e spinte alle correnti energetiche del singolo, ma anche di tanti altri a lui energeticamente connessi.
Guarigione, quindi, non più e non solo individuale ma, per forza di logica, anche universale.


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