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Questo
libro nasce da una grande
speranza: quella di poter dare ad altri la stessa possibilità di crescita
che è stata data a me per l’unico merito di aver saputo ascoltare;
ascoltare la Voce dell’Universo, ascoltare la voce dell’anima, di
un’anima: la mia.
E
per questa speranza qui vi porgo quella Voce che da tempo
gridava al mio corpo e che, ormai stanca di aspettare e di non
essere ascoltata, è finalmente riuscita a trovare una chiave per
instaurare un dialogo sottile
con lui.
Il
mio corpo, stanco di contrastarla, ha così ceduto le armi: resa totale, resa nella più perfetta consapevolezza che voce sua,
voce dell’anima, era la sola possibile da seguire perché benessere
anch’esso potesse avere; e in questa resa, nella sintonia tra volere
dell’anima e volere del corpo, fra la vibrazione dell’una e quella
dell’altro, il riconoscimento di una sola grandezza: quella di Dio che
opera in me, come in ciascuno di voi.
Vedere
la mia anima
significa quindi riconoscere il potere di questa e il suo bisogno di
espansione, ma anche la divinità che è in lei; significa vedere se stessi
non come un’isola concettuale, ma come un’elaborazione che ci rende
partecipi di un Grande Disegno; significa trasformare pian piano,
attraverso una profonda elaborazione interiore, la ricerca del proprio
benessere nella ricerca di un benessere collettivo; trasformare il proprio
limitato, sofferto vissuto quotidiano
in una visione d’insieme; il proprio sapere individuale in un
Sapere Universale.
E
attraverso le perle di quel Sapere proverò a ricordare, a chiunque sia
disposto ad ascoltare la voce della propria anima, che questo dialogo,
questa meravigliosa avventura è possibile, se vivere si vuole la propria
Verità nella totale pienezza
del proprio essere: Spirito e materia.
L’autrice
presenta il suo libro
Fin
dall’adolescenza ho sognato di scrivere un libro, ma ogni volta che la
mia mente tornava a quel desiderio, mi dicevo che non c’era nulla di
interessante nella mia vita da raccontare agli altri e che forse avrei
potuto farlo solo quando avessi avuto l’opportunità di fare molti
viaggi e, quindi, di acquisire quel bagaglio di esperienze che solo quelli
possono darti.
Bene, di
quei viaggi che credevo necessari l’unico di cui posso parlare è
soltanto quello fatto in India nel ‘98, che rimane indelebilmente legato
ad un momento trasformativo molto importante della mia vita, un momento in
cui ho incontrato l’amore: l’amore di un uomo (e con quello il dolore)
e l’amore divino attraverso il Sai Baba (e con Lui il conforto a quel
dolore, ma anche una grande crescita interiore).
Ma dopo
quel viaggio ne ho portato a termine
molti altri, alla ricerca della mia identità e del significato del
mio compito in questa vita: viaggi attraverso i quali ho esplorato la
parte più profonda di me, in cui ho attraversato mari e scalato montagne:
i mari e i monti della mia anima.
E così
facendo sono passata attraverso mille domande e dolorose risposte,
attraverso le tempeste del dubbio e della negazione e le scalate
dell’affermazione delle mie potenzialità; attraverso il buio del dolore
e la luce della fede: il tutto
in un percorso evolutivo che mi ha portata pian piano ad arrendermi
definitivamente al potere della mia anima, al potere della sua divinità;
quella divinità che è dentro ciascuno di noi, in paziente attesa del
nostro assenso, per condurci là dove mai potremmo immaginare, là dove
solo è possibile comprendere grandezza e bellezza del Creato,
armonia e perfezione dell’Universo, insomma quel Dio che invano
cerchiamo fuori di noi.
E in
questo mio cammino sono stata stimolata e mirabilmente sostenuta dalle
canalizzazioni di varie Guide, da me utilizzate come uno strumento
impareggiabile di autoanalisi e crescita spirituale.
Il mio
libro è quindi una sorta di biografia
della mia anima, che racconta
tutto questo essenzialmente in due parti.
La prima
si snoda attraverso i vari processi che ho seguito nel mio apprendimento e
i vari strumenti utilizzati per quelli (il dialogo appunto con le mie
Guide, la malattia, il dolore, l’amore): tanti strumenti, tanti maestri
che mi hanno pian piano letteralmente condotta per mano al riconoscimento
di una verità assai semplice e complessa nello stesso tempo: che l’unico Maestro è dentro di me, è dentro ciascuno di noi ed
aspetta solo di essere riconosciuto ed ascoltato, perché possa guidarci là
dove solo possiamo andare, e da
nessun’altra parte, per la realizzazione del nostro Sé; riconoscimento
che mi ha portata quindi a vedere la mia anima, non solo, ma finalmente
integrata in quell’unità inscindibile corpo/anima che sola può
compiere miracoli.
Il mio
viaggio prosegue nella seconda parte del libro attraverso una serie di
pensieri quotidiani da me canalizzati, una sorta di diario tra me e
l’Universo, che si è svolto per circa un mese nell’agosto 2004: un
diario che, portandomi ad un’ulteriore presa di coscienza del potere
della mia anima, a questa arrendendomi definitivamente, definisce e
delimita con più chiarezza quel compito di risveglio di coscienze che si
era già andato delineando: risvegliare
scrivendo.
Dal
libro Vedo la mia anima:
“Non
solo, ma la mia Fede, già nella prima parte comprensione e superamento
del Dio fuori di me, qui si trasforma nella lenta conquista di una Fede in
me stessa, che doveva passare
attraverso la fede e la devozione al Maestro fuori di me: ogni Maestro, a
cominciare dal Sai Baba (una presenza che per alcuni anni ha inciso
profondamente nella mia vita) ed ogni Divinità alla quale quel Maestro
potesse ricondurmi.
Pertanto
questo libro è il risultato di un riconoscimento, sì, della mia anima e
della mia dichiarazione a seguirla, ma anche il frutto concreto di un
percorso in cui ho lavorato proprio su quei
due fronti: Maestro interiore
e fiducia in me stessa e nelle mie potenzialità.”
La
scrittura
Dal
libro Vedo la mia anima:
Quando
la ragione tace, non per un atto di volontà (la ragione che ...
mette a tacere la ragione) ma per una scelta dell’anima che
pronta è ad interrogarsi e a cercare la propria verità,
comunione si crea tra
l’Io e il Tutto, tra la propria anima e l’Anima Mundi,
sintonizzando la propria frequenza su quella dell’altra.
Ed
è in quel magico momento che
secondo me diviene possibile la comunicazione fra le due
dimensioni con la canalizzazione della Voce dell’Universo, la
voce dei tanti
Maestri la cui Sapienza è lassù depositata in un unico
“contenitore”, e quindi l’acquisizione di quel patrimonio
Universale che è a portata di tutti.
Ma
comunicazione, proprio perché tale, implica sempre due direzioni,
per cui le mie scritture sono, sì, canalizzazioni di quella Voce
e di quel Sapere, ma anche espressione
della parte più
profonda di me che fa sentire la
sua voce: la voce della mia Anima,
specchio e riflesso dell’altra.
Canalizzo
da quasi quattro anni
e per ogni Messaggio scritto, per me stessa soltanto o
per altri,
io so perfettamente di esserne non solo la destinataria
(diretta o indiretta), ma anche la mittente, perché quella parte
del messaggio che dentro di me risuona come mia, come diretta a me
esclusivamente, e che come tale viene da me percepita prima
a livello inconscio e poi
razionale, diventa parte di me e della mia consapevolezza
la quale, quindi, per quella
parte del messaggio canalizzato, diventa anche in qualche modo mittente.
Cioè
attraverso la continua rielaborazione di ogni messaggio si
verifica un’espansione
sempre maggiore della mia coscienza,
espansione che abbraccia sempre più ogni cosa intorno a me
… messaggio compreso!
“E
quanta più
consapevolezza io
acquisisco, tanta più capacità ho non solo di sintonizzarmi con
quello che è il Sapere collettivo e la
Conoscenza Universale, ma anche di arricchirli, in quanto
il mio stesso sapere è parte di quelli, per cui arricchendo
me stessa per forza di cose arricchisco anche gli altri e
l’Universo tutto.
E’
così che la crescita di un individuo si trasforma in collettiva;
è così che
l’evoluzione individuale diventa di tutta la specie prima e
universale dopo”
Le
Mudra nella storia
Mudra, termine sanscrito che
significa gesto, sta ad indicare “la posizione delle mani e delle dita di
una statua che, nell’induismo
come nel buddismo, assume una rilevante valenza simbolica… ed esprime
“i concetti caratterizzanti una data divinità o la forma in cui essa si
manifesta agli uomini”.
Ma il
termine mudra deriva anche da una parola babilonese, che significa
"sigillo"; il contrassegno sacro, cioè, del gesto che regala
benessere.
Quindi
le mudra hanno un duplice aspetto: simbolico e
psicofisiologico, in quanto agiscono anche sulla psiche e sul
fisico dell’uomo e, in tal
senso, utilizzate da varie discipline e tecniche per il raggiungimento del
benessere o del rilassamento o per aiutare ad entrare in meditazione. (Nella disciplina yoga, ad esempio, sono uno dei rituali
utilizzati per mettersi in contatto con le energie sottili del cosmo;
un gioco silenzioso del corpo per ricaricarsi di prana, l'energia
vitale, o per scaricare flussi negativi; per guidare il respiro).
Nella
danza classica indiana le Mudra non
sono statiche, ma in continuo movimento e le mani, parlandoci in forma
simbolica della storia che il danzatore sta rappresentando, giocano i tre ruoli di:
Mudra
come terapia di guarigione
Le Mudra di cui parlo nel mio libro e da me usate a scopo terapeutico sono
molto più che una tecnica di guarigione, perché attraverso
esse la Conoscenza Universale scende al livello di sapienza umana con
“codici” che sono l’espressione
di un atto di fede e di amore del terapeuta; codici che per volere
Superiore arrivano al terapeuta e, superando la sua volontà e i suoi
schemi mentali, cioè solo attraverso la sua sensitività, al paziente..
La
grandezza di questo strumento è proprio nella sua capacità di scendere
nell’uomo a vari livelli (mentale, fisico, spirituale), portandolo alla
guarigione, senza “schemi” ripetibili dall’uomo, per cui il
terapeuta diventa esso stesso “tecnica”, nel senso che non è
depositario di un metodo che possa tramandare o insegnare con la sua
volontà.
Dal
libro Vedo la mia anima:

“La
guarigione operata da queste si basa su una concezione della
malattia intesa come alterazione di correnti energetiche e quindi
come fenomeno non limitato alla fisicità del singolo, ma in
relazione all’altro, a tutti gli altri coi quali scambio
energetico continuo abbiamo, nel bene e nel male.
Quindi
la guarigione non è più intesa come semplice ricodifica dei
circuiti energetici di ogni cellula, un riequilibrio puro e
semplice del proprio prana (come se ciascuno fosse un vaso a sé
stante che si potesse colmare o svuotare senza interferenze coi
“vicini di casa”), ma come capacità di riarmonizzare,
riequilibrare tutto il “sistema” dal più piccolo al più
grande, cioè partendo dalle correnti energetiche
che ruotano e fluiscono dentro e fuori di noi, tra noi e
gli altri intorno a noi, dai più vicini ai più lontani.
Per
arrivare a questo occorre modificare tutte le correnti
energetiche, le correnti di onde-pensiero cristallizzatesi
intorno a noi: occorre modificarne l’intensità
o la velocità o la direzione oppure la forma o, meglio, il
percorso che tali correnti energetiche assumono.
Le
Mudra, quindi, altro non fanno che creare e tracciare altri
percorsi, altri canali preferenziali, scie di novelli codici, per
instradare nella maniera più armonica le energie individuali.
Operando con le mani dei tracciati simbolici
non codificabili dalla volontà, creano vere e proprie
chiavi che aprono nuovi circuiti e chiudono i vecchi; che chiudono
alcune porte ed aprono altre, operando tagli, svolte e spinte alle
correnti energetiche del singolo, ma anche di tanti altri a lui
energeticamente connessi.
Guarigione,
quindi, non più e non solo individuale ma, per forza di logica,
anche universale.
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