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Il Futuro nel
Passato. Una lezione di saggezza dal Ladakh: il piccolo Tibet - Helena
Norberg-Hodge - € 12,95
Il Ladakh, o “Piccolo
Tibet”, è un luogo dalle risorse limitate e dal clima estremo, eppure,
per più di mille anni, è stato la culla di una cultura fiorente. La
frugalità e la reciprocità tradizionali, unite a un’intima conoscenza
dell’ambiente, hanno consentito ai Ladaki non solo di sopravvivere, ma
anche di prosperare. è venuta poi la “modernizzazione” che,
presentatasi come veicolo di “progresso” e di prosperità, ha prodotto
inquinamento, prevaricazione e avidità. L’equilibro ecologico e
l’armonia sociale, che hanno regnato per secoli, sono minacciati dalla
pressione del consumismo. Sulla base di questa diretta esperienza
antropologica si muove l’intero pensiero dell’autrice, che indica i
limiti della società occidentale, strutturata sull’interazione fra
scienza, tecnologia e un dominante paradigma economico, che sta portando a
una sempre maggiore centralizzazione e specializzazione. A partire dalla
rivoluzione industriale, la prospettiva esistenziale della persona si è
ridotta drammaticamente a favore di unità economiche e politiche sempre più
tecnocratiche e autoreferenziali. L’alternativa nasce dalla comparazione
del futuro col passato. Senza nostalgie idilliache, solo allargando il
concetto di conoscenza e decentralizzando le strutture politiche ed
economiche si potrà aspirare ad una società più equilibrata, sobria e
responsabile. In Ladakh, le strutture comunitarie hanno favorito un intimo
legame con la terra e una democrazia partecipativa, garantendo valori
condivisi, famiglie solide e un maggior equilibrio fra uomo e donna; tali
strutture, a loro volta, hanno permesso la sicurezza necessaria per il
benessere individuale e, paradossalmente, per sentirsi più liberi
nell’appartenenza e nel radicamento culturale. Una lezione di saggezza
dell’arcaico Ladakh.
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Montagna e l’Ospitalità. Il mondo alpino tra selvatichezza e
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Oltre
il Moderno. Sguardi sul terzo millennio - Alain de
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Piccolo è
Bello. Grande è sovvenzionato. Le piccole imprese sono autosufficienti
e portano benessere e prosperità. Le grandi imprese fanno profitti grazie
agli aiuti pubblici e a sempre più tasse e inquinamento - Steven
Gorelick - € 12,00
Perché le tasse che paghiamo
dovrebbero servire per sovvenzionare:
• la costruzione di imponenti svincoli autostradali a vantaggio di
giganteschi centri commerciali?
• un aeroporto internazionale per trasportare la nostra pasta direttamente
in Giappone?
• i logo delle merendine e di tanti prodotti distribuiti nelle scuole
elementari per imparare a leggere?
• i treni ad alta velocità che altrettanto rapidamente deprimono i
commerci locali?
• le dighe che allontanano dalle loro terre milioni di contadini verso
anonime periferie urbane?
L’economia globale è presentata da imprenditori, politici e mass media
come inevitabile e destinata a crescere, che lo vogliamo no. La
globalizzazione è indicata come un destino ineluttabile dettato da “leggi
economiche” che si sottraggono all’intervento umano. Queste leggi
favoriscono in modo naturale i grandi produttori rispetto ai piccoli, la
produzione globale e centralizzata rispetto a quella locale e parcellizzata.
La verità è che l’efficienza della “grande scala” è un mito
interessato; “grande” non significa “meno caro” o “più
efficiente”. Oltre le apparenze, è chiaro che le concentrazioni
produttive e commerciali sono il prodotto del supporto governativo
attraverso agevolazioni e sovvenzioni dirette e indirette. Questo volume si
rivolge ad una percentuale dell’umanità altrettanto grande e libera di
scegliere un modello economico diverso. È possibile rifiutare il
centralismo sia delle economie sovvenzionate dallo stato, che delle grandi
società capitalistiche. Decentralizzazione significa ritorno a un
equilibrio tra l’economia locale e la dipendenza dagli scambi
internazionali, un equilibrio tra campagna e città, un equilibrio tra il
bene delle comunità e i poteri di istituzioni anonime e lontane. Cambiare
la destinazione del denaro delle nostre tasse è una via concreta per creare
economie sostenibili, capaci di proteggere le diversità culturali e la
ricchezza dei sistemi biologici.
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