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Dall'appassionata
ricerca del monaco benedettino Jean-Baptiste Pitra (1812-1899), alla
fine del XIX secolo riemerse dall'oblio la celebre "Chiave"
attribuita a San Melitone, vescovo di Sardi, nel II secolo.
Il cardinale Jean-Baptiste Pitra lavorò per tutta la sua vita nel
tentativo di ricostruire la migliore trascrizione dal latino della Chiave,
reperita attraverso manoscritti medievali attribuiti a Melitone di
Sardi. L'infaticabile ricercatore, poi bibliotecario presso la
Biblioteca Apostolica Vaticana, iniziò a scoprire questi manoscritti
nel 1840, e ne pubblicherà una versione definitiva nel 1884.
Contro
la critica storica e il suo scopo desacralizzante, don Pitra volle
stabilire l'autorità della Tradizione e arricchire le chiavi di San
Pietro con questa ulteriore Chiave, essenziale per
l'interpretazione del cosmo.
Per i simbolisti cristiani e molti esoteristi del tempo si trattò di
fondare una nuova scienza sacra fondata sulla immemore tradizione
simbolica.
Di fronte alle nuove esegesi fondate sui metodi che apparvero a quel
tempo e un letteralismo che tendeva a studiare i testi sacri come se
fossero dei testi profani, il cardinale Pitra intese fissare il progetto
di restaurazione di una teologia simbolica sull'autenticità di un libro
guida che risalisse ai tempi apostolici.
Il
testo della "Chiave", qui presentato con un ampio saggio
introduttivo dello storico delle correnti esoteriche Jean-Pierre Laurant,
verrà rifiutato dalla scienza ufficiale, ma alimenterà in seguito le
speculazioni dei simbolisti cristiani, per i quali l'uso delle metafore
senza rassomiglianza risale all'alba dell'umanità, come l'archetto di
uno strumento sonoro che risuona attraverso tutti i tempi.
Questo
volume offre un'ampia trattazione dell'argomento, basato anche su molta
documentazione inedita, cui segue il testo della Chiave in
traduzione italiana e un indice biografico. |